Una nuova architettura per una nuova società

L’appuntamento del 13 dicembre animato da Fulvio Irace e da Marco Ermentini, ci farà riflettere sulla necessità di concentrare sforzi professionali, sociali ed economici sulle periferie. Esse infatti rappresentano la città che lasceremo alle generazioni future. Sono i luoghi della speranza, da cui può ripartire un più ampio discorso sulla qualità e l’uguaglianza.

“Non c’è niente da fare, la democrazia ha bisogno dei suoi spazi, dove incontrarsi. Come le piazze, i parchi le strade, i ponti e i cortili. Spazi, ma anche edifici come scuole, musei, biblioteche e palestre. Spazi dove la gente impari a stare assieme”. (Renzo Piano)

Proprio di questo parleremo nel prossimo incontro del nostro Poliedrico Itinerario, partendo dall’esperienza del gruppo di giovani architetti G124 guidato da Renzo Piano e dal quartiere milanese del Giambellino, per aprirci alla realtà di oggi e alle potenzialità future. Cosa è avvenuto nell’ultimo anno? Quanto l’opinione pubblica e la politica si sono interessate a questi temi? Il rammendo delle periferie è diventato un tema caldo, come le metodologie applicate agli edifici in zone sismiche, in quanto dobbiamo essere sempre più consapevoli che non esiste il fato, ma solo la programmazione!

Marco Ermentini opera nello studio di architettura fondato dal padre Beppe sessanta anni fa e diretto oggi da Marco e Laura Ermentini, dove si sperimenta un’architettura attenta alle persone e alle cose, un piccolo laboratorio di studio e applicazione dell’arte millenaria dell’abitare. Lo studio ha realizzato più di cento restauri di monumenti e vinto il Premio Assisi per il Restauro nel 1995 per il migliore restauro eseguito in Italia. Hanno fondato la Shy Architecture Association, http://www.shyarch.it, che raggruppa il movimento per l’architettura timida.

Fulvio Irace insegna al Politecnico di Milano, si occupa di storia e critica del progetto attraverso un’intensa attività di autore e organizzatore di mostre. Ha collaborato a Domus, Abitare, Casabella. È opinionista d’architettura per il supplemento domenicale de Il Sole 24 Ore. Ha dedicato a Milano alcuni studi: Precursors of PostModenism (1981), Milano Moderna (1996), FaceCity (2012).

M.A.C. Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 – Milano. Ingresso libero

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LA NOSTRA STORIA E’ FATTA ANCHE DI CANZONI

Il terzo appuntamento del nostro “Poliedrico Itinerario. Intensamente Milano” che si terrà il 22 novembre sarà animato da Caterina Mattea e da Silvia Malagugini, che ci faranno rivivere le emozioni della musica popolare, riscoperta negli anni Sessanta da Roberto Leydi, e che ancor oggi è vitale grazie all’attuale prospettiva storica della folk music interprete di costumi e società.

Le protagoniste dell’incontro ci aiuteranno a ripercorrere quella stagione di scoperta e diffusione della canzone popolare che alla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70 è stata vissuta come un intervento politico significativo, in quanto si intendeva restituire la visione del mondo delle classi subalterne che, come si sa, non è visione scritta ma orale. Fino a quel momento di questa visione la “cultura” ufficiale non si era occupata. La riproposta dei canti popolari ha riempito in quegli anni le università, le feste dell’Unità e anche i teatri tradizionali con spettacoli come Bella Ciao e Ci Ragiono e Canto (Dario Fo), facendo emergere il punto di vista della cultura non dominante sulla guerra, sul lavoro (canti femminili di monda o di filanda), sull’amore ecc.

I temi affrontati si inseriscono perfettamente nel “Poliedrico Itinerario. Intensamente Milano”, che abbraccia le proposte culturali fiorite dal dopoguerra in avanti, con uno sguardo vivace alla realtà di oggi.

Con interventi musicali dal vivo (Maurizio Rinaldi, chitarra – Lydia Cevidalli, violino).

Caterina Mattea ha giocato la sua vita professionale fra teatro e psicologia, fra testo e sottotesto. La curiosità di vedere cosa c’è dietro la parola. Ha scelto di far vivere su tanti palcoscenici la voce del mondo dei subalterni e la tradizione orale popolare. Ora invece, da etnopsicologa, ascolta e aiuta a dare significato alle storie di chi cambia paese.

Silvia Malagugini. Di cultura classica e lirica, Silvia si avvicina ai canti popolari con  “Il Nuovo Canzoniere Italiano” che negli anni 60/70, fa un lavoro di ricerca e  di riproposta di un repertorio tradizionale fino ad allora largamente ignorato. L’incontro con Dario Fo la conduce naturalmente verso il teatro popolare. Per arricchire la presenza fisica in scena, Silvia frequenta poi la scuola viennese di Rosalia Chladek, importante rappresentante della danza espressionista tedesca. A Parigi dove vive dagli anni ’80, la Malagugini dirige la compagnia “Nonna Sima” e anima degli ateliers amateurs sulle polifonie tradizionali.

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RIVOLUZIONE CALLAS NELLA TRAVIATA 1955 DI LUCHINO VISCONTI

Nel secondo appuntamento del nostro Poliedrico Itinerario. Intensamente Milano che si tiene alle 18.30 di martedì 8 novembre al M.A.C. (piazza Tito Lucrezio Caro, 1), Emilio Sala svela, con interventi musicali dal vivo, interessanti aspetti della Traviata messa in scena alla Scala da Luchino Visconti con la rivoluzionaria presenza di Maria Callas.

Si è soliti associare a questo evento la nascita del teatro di regia applicato all’opera: una vera e propria rivoluzione Visconti/Callas che ebbe un impatto storico per la forza drammatica dell’interpretazione callassiana, che rompe con la tradizione puramente vocale. Con questa Traviata cambia la drammaturgia dell’opera, con uno sguardo del tutto teatrale e drammatico.

Emblematico il gesto alla fine del primo atto quando Violetta/Callas toglie le scarpe dopo la festa gettandole in aria. Un comportamento scenico estraneo alle convenzioni operistiche fin lì in essere.

Non esiste alcun video di questo spettacolo – tranne alcune celebri fotografie e la registrazione audio -, sicchè quella Traviata così celebrata deve essere riscostruita. Ebbe un successo immediato anche se contrastato, ma venne subito riconosciuto come un evento imprescindibile.

Partecipa all’incontro Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano.

Interventi musicali di:

PAOLA CAMPONOVO – soprano

ALFREDO BLESSANO – pianoforte

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Riprende POLIEDRICO ITINERARIO. INTENSAMENTE MILANO

L’Associazione Elda Cerchiari Necchi prosegue la propria attività con una nuova serie di incontri dal titolo “POLIEDRICO ITINERARIO. INTENSAMENTE MILANO”, ideati da Elda Cerchiari Necchi e curati da Chiara Rosati.

Il ciclo è promosso dal Comune di Milano. Un evento Expoincittà.

I primi appuntamenti, che si terranno sempre alle ore 18.30 presso presso il M.A.C. (Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 – Milano) spazio gestito da laVerdi destinato a ospitare eventi di musica, arte e cultura, sempre a ingresso libero, trovano il proprio fil rouge nell’esperienza della loro ideatrice, che desidera ancora una volta stimolare un dibattito multidisciplinare partendo da quegli anni tragici, ma molto stimolanti, tra il 1943 e il 1947, in cui a Milano alcune grandi figure di intellettuali calati nella realtà del loro tempo, hanno saputo formare i giovani di allora al coraggio di credere nei propri ideali.

Con una grande varietà di temi toccati, il ciclo si rivolge al presente per rendere accessibili anche al grande pubblico e ai giovani alcuni degli aspetti più vivaci della cultura contemporanea, apprezzabili sia per la varietà di linguaggi, sia per l’immediatezza di parole, immagini e suoni.

Nel primo incontro dal titolo “LUCI NELLA NOTTE. Gli ideali e le figure che hanno formato la generazione del periodo bellico e dell’immediato dopoguerra”, che si terrà il 25 OTTOBRE, Elda Cerchiari Necchi introdurrà i temi di “Intensamente Milano” ed evocherà, insieme a Marta Boneschi, personaggi che hanno forgiato una nuova generazione capace di ricostruire ideologicamente e materialmente la Milano del dopoguerra.

L’attore Manuel Ferreira, della compagnia Almarosé, interpreterà testi suggestivi relativi a tale periodo.Parteciperà all’incontro Paola Bocci, Presidente della Commissione Cultura del Comune di Milano.

Nel secondo appuntamento dal titolo “RIVOLUZIONE CALLAS NELLA TRAVIATA 1955 DI LUCHINO VISCONTI”, che si terrà l’8 novembre, Emilio Sala svelerà, con interventi musicali dal vivo, interessanti aspetti della Traviata messa in scena da Luchino Visconti con la rivoluzionaria presenza di Maria Callas. Parteciperà all’incontro Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano.

Il terzo appuntamento del 22 novembre dal titolo “LA NOSTRA STORIA E’ FATTA ANCHE DI CANZONI”, animato da Caterina Mattea e da Silvia Malagugini, ci farà rivivere le emozioni della musica popolare, riscoperta negli anni Sessanta da Roberto Leydi, e che ancor oggi è vitale grazie all’attuale prospettiva storica della folk music interprete di costumi e società.

La prima parte del nostro Poliedrico Itinerario si chiuderà il 13 dicembre con Fulvio Irace e Marco Ermentini che, partendo dall’esempio di un emblematico quartiere milanese, il Giambellino, ci racconteranno gli sviluppi più attuali di quella che può essere definita ‘architettura sociale’, nell’incontro dal titolo “UNA NUOVA ARCHITETTURA PER UNA NUOVA SOCIETA”.

Il programma complessivo degli incontri oscillerà con vivacità tra passato e presente, dando spazio a nuovi progetti realizzati espressamente per l’Associazione Culturale Elda Cerchiari Necchi, nata a Milano nel 2013 con il motto “Cultura è risorsa”, allo scopo di contribuire a sviluppare la consapevolezza delle grandi potenzialità contenute nella cultura e nella svolta storica contemporanea, Elda Cerchiari Necchi, come storica dell’arte, ha alle sue spalle una lunga serie di iniziative culturali ed è, tra l’altro, autrice insieme a Pierluigi De Vecchi del manuale Arte nel tempo (RCS – Bompiani, Milano 1991) e del recente volume Milano Mia (Polaris Edizioni) a cura di Chiara Rosati.

 Ufficio stampa: Erica Prous

+ 39 347 12 00 420 studio@ericaprous.com

Informazioni: Associazione Culturale Elda Cerchiari Necchi

+39 338 1186950

info.eldacerchiarinecchi@gmail.com

 

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10.5 Barbablù e gli altri. Canzoni inedite di Gino Negri

Gli incontri organizzati dall’Associazione Elda Cerchiari Necchi dal titolo “POLIEDRICO ITINERARIO TRA AVANGUARDIE E TRADIZIONI”, ideati da Elda Cerchiari Necchi e curati da Chiara Rosati, giungono al termine. Si è trattato di un percorso itinerante ospitato in alcuni suggestivi luoghi di Milano dedicati alla cultura, focalizzati sul riconoscimento di quanto la creatività umana abbia saputo rendere attuali motivi tradizionali e affermare la continuità di grandi valori anche nelle più recenti e apparentemente provocatorie forme artistiche.

L’ultimo appuntamento dal titolo “Barbablù e gli altri. Canzoni inedite di Gino Negri”, realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali, a cura del laboratorio di drammaturgia musicale ‘daTaP dal testo alla performance’ si tiene presso il M.A.C. (Piazza Tito Lucrezio Caro 1) martedì 10 maggio alle ore 18.30.

Si tratta di un vero e proprio laboratorio/spettacolo curato e “guidato” dal professor EMILIO SALA – noto musicologo – con la regia di Chiara Tarabotti.

Co-protagonisti di questa serata sono alcuni giovani studenti della laurea triennale in Scienze dei beni culturali e di quella Magistrale in Scienze della musica e dello spettacolo (Claudia Aiello, Andrea Bravi, Hadi Farahmand, Beatrice Finiguerra, Scilla Furlani, Daniele Grande, Federico Granziero,
Francesca Paola Mariani,
Mary Mazzocchi, Marta Menza, Barbara Rocchelli, Karin Rossi, Daniele Russo, Sofia Suraci, Virginia Sutera, Jacopo Veronese), che propongono un ricco repertorio di canzoni inedite di Gino Negri con rigore filologico e gusto goliardico, in perfetta sintonia con lo spirito del lavoro del compositore milanese.

Ascolteremo un corpus di canzoni composte tra il 6 aprile e il 6 agosto del 1960, una al giorno, che attualmente sono in deposito presso il centro APICE dell’Università di Milano (Archivi della Parola, dell’Immagine e della Comunicazione Editoriale).

“Dal testo alla performance” è il titolo del laboratorio, l’obiettivo finale performativo è la chiave del lavoro: in questo caso, la riproposizione dei pezzi di Negri attraverso trascrizioni, arrangiamenti, voci, danza, abilità strumentali e moderne tecnologie, per rivivere insieme al pubblico la spensierata allegria delle canzoni del suo autore, con un tocco contemporaneo che sicuramente lo avrebbe divertito e incuriosito. Di Gino Negri viene così accentuato l’impareggiabile talento ironico attraverso un diario musicale scritto con un metro musicale del tutto inusuale: 7/4.

Un gran finale per il nostro Poliedrico Itinerario che si è arricchito via via dell’apporto di varie discipline, offrendo esempi attuali dei più svariati linguaggi espressivi.

Si ringraziano per il prezioso supporto: Filippo Crivelli e Antonello Negri.

Emilio Sala, direttore scientifico dell’Istituto nazionale di Studi Verdiani, è professore associato di musicologia presso l’Università degli studi di Milano. Si occupa dei rapporti tra la musica e varie forme di spettacolo (opera, melologo, musiche di scena, cinema) in una prospettiva sia storico-filologica sia teorico-critica. Dal punto di vista cronologico i suoi interessi spaziano dal Seicento alla contemporaneità, con una particolare attenzione all’Ottocento romantico-popolare. Suoi saggi sono stati pubblicati in diversi volumi miscellanei (atti di convegno ecc.) e riviste specializzate italiane e straniere («Cambridge Opera Journal», «Musica e storia», «Musica/Realtà», «Opera Quarterly», «Orages», «Revue de Musicologie», «Saggiatore musicale», «Studi verdiani», ecc.). Del suo ultimo libro, Il valzer delle camelie. Echi di Parigi nella ‘Traviata’ (Torino, EDT, 2008), è appena stata pubblicata la versione inglese (The Sounds of Paris in Verdi’s ‘La traviata’, Cambridge University Press, 2013).

 

 

Gli incontri organizzati dall’Associazione Elda Cerchiari Necchi dal titolo “POLIEDRICO ITINERARIO”, si svolgono quest’anno in differenti centri culturali milanesi.

In particolare i prossimi quattro appuntamenti – in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Filosofia – si svolgeranno in una delle prestigiose sedi dell’Ateneo: Palazzo Greppi, via Sant’Antonio 10 – Milano.

Curati da Stefano Allovio, professore di Antropologia culturale della Facoltà di Filosofia e da Chiara Rosati, saranno dedicati alle connessioni tra Creatività e Antropologia.

Come scrive Francois Laplantine, l’antropologia culturale non è tanto un sapere sulle identità locali, ma piuttosto un pensiero della relazione. Questo è tanto vero in rapporto alle appartenenze sociali quanto in riferimento ai prodotti culturali, agli artefatti, alle abilità artistiche. Sono le relazioni, le connessioni, le mescolanze e in ultimo gli incontri a generare un terreno fertile dove la creatività umana si sviluppa declinandosi in modo plurale. Per tale motivo occorre idealmente mettersi in viaggio e rinvenire negli angoli di mondo più disparati i frutti impazziti della creatività umana, ovvero i soli frutti possibili delle culture inserite nel flusso della storia.

 Il primo incontro dal titolo Bob Dylan, il “Giuda elettrico” si terrà Mercoledì 6 aprile alle ore 17.

Marco Aime – antropologo, docente di antropologia culturale presso l’Università di Genova e scrittore – ci farà scoprire il lato “rivoluzionario” del cantautore statunitense che negli anni Sessanta sembrò ribaltare la teoria del celebre filosofo della Scuola di Francoforte Theodor Adorno, secondo il quale la musica popolare, era fatta di elementi ripetitivi, banali, privi di originalità, che rimandavano addirittura a un certo primitivismo. Adorno espose le sue teorie proprio negli anni che videro l’esplosione della musica “pop”, colonna sonora di più di una generazione che si affacciava al mondo con idee nuove. Bob Dylan, “il buttafuori di una generazione” come lo ha definito Erri De Luca, fu uno dei principali protagonisti di questo “rinascimento” musicale. Le sue canzoni e il suo percorso artistico mettono però in crisi la visione di Adorno e ci riportano a una riflessione sul tema della “tradizione”.

Ingresso libero.

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16.2 Liberi, complici o degenerati?

Il prossimo incontro del ciclo Poliedrico Itinerario – ideato in collaborazione con laVerdi – dal titolo LIBERI, COMPLICI O DEGENERATI? che si terrà il 16 febbraio alle ore 18.30 presso il M.A.C. (Piazza Tito Lucrezio Caro 1 – ingresso libero) chiude gli appuntamenti invernali sul tema “Arte e Potere”. Ingresso libero.

FULVIO IRACE, noto esperto di architettura contemporanea, solleciterà il pubblico ad approfondire un tema ancora oggi molto dibattuto cioè il rapporto degli artisti con i regimi dittatoriali e il problema di valutazione che attualmente si pone agli storici e ai critici.

Con Irace indagheremo da vari punti di vista alcuni momenti essenziali di quel rapporto tra artisti e committenza che ha attraversato tutti i secoli della storia dell’arte e che ancor oggi influenza la creatività e il gusto tanto del pubblico, quanto dei sostenitori economici dei progetti artistici.

Si partirà dal periodo del Ventennio fascista con particolare riguardo alle ricadute della propaganda e delle direttive di regime sull’architettura, e si farà cenno alle mostre e ai concorsi che coinvolsero, tra gli altri, gli architetti Terragni, Figini, Pollini e Libera.

Ampio spazio sarà anche riservato all’attualità con un’interessante panoramica su Astana, la capitale del ricco stato del Kazakhstan fatta edificare ex novo da un visionario capo dell’ex Impero sovietico, il Presidente Nazarbaev.

Nel viale centrale dell’immaginifica città s’erge una torre alta alcune centinaia di metri sulla cui sommità è collocata una sfera: il globo d’oro. Disegnata da sir Norman Foster, celebre architetto inglese, rappresenta l’albero magico su cui è assiso l’uccello della felicità e si erge oggi come simbolo di un potere che si vuole assoluto e soprattutto capace di produrre quella che Anthony Vidler chiama la psicometropoli.

Una panoramica sulla Pechino delle super archistar dei giorni nostri mostrerà ancora una volta come gli artisti e gli architetti siano sempre stati attratti dal potere, che sempre hanno cercato di cavalcare finendone spesso cavalcati, come argutamente ci racconterà Fulvio Irace.

Fulvio Irace insegna al Politecnico di Milano, si occupa di storia e critica del progetto attraverso un’intensa attività di autore e organizzatore di mostre. Ha collaborato a Domus, Abitare, Casabella. È opinionista d’architettura per il supplemento Domenica de Il Sole 24 Ore.

Ha dedicato a Milano alcuni studi: Precursors of PostModenism (1981), Milano Moderna (1996), FaceCity (2012) e un piacevolissimo capitolo dal titolo “Verde in città” del volume Milano Mia (ed. Polaris).

Ha pubblicato di recente il volume Storie d’interni con l’editore Carocci.

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2.2 La Ronda Borghese di Rembrandt

Il prossimo incontro della serie “Poliedrico Itinerario”, in collaborazione con laVerdi, dal titolo “LA RONDA BORGHESE DI REMBRANDT” si terrà il 2 febbraio alle ore 18.30 presso il M.A.C. (Piazza Tito Lucrezio Caro 1 – ingresso libero) e sarà dedicato a un celeberrimo dipinto di cui sveleremo molte curiosità e novità.

La grande svolta politica che nel Seicento porta alla ribalta la potenza economica della borghesia olandese trova nel capolavoro di Rembrandt la più suggestiva rappresentazione, non priva di un autentico colpo di scena che verrà rivelato da MARCO CARMINATI, giornalista e storico dell’arte.

Realizzato in occasione della visita di due sovrane straniere nella democratica Repubblica dei Paesi Bassi, il dipinto risponde alla necessità di dare decoro alle sale dei banchetti della sede della corporazione degli Archibugieri, committente dell’opera, e rappresenta un esempio emblematico, per la ricchezza di spunti e personaggi, della fierezza di un popolo che si compiace della raggiunta libertà e indipendenza dallo straniero.

Come spesso accade nella storia dei capolavori dell’arte, possiamo dire che il dipinto sia sopravvissuto a una serie di incredibili disavventure, che scopriremo insieme a un’interessante rilettura del suo aspetto originale.

Con Carminati indagheremo poi da vari punti di vista alcuni momenti essenziali di quel rapporto tra artisti e committenza che ha attraversato tutti i secoli della storia dell’arte e che ancor oggi influenza la creatività e il gusto tanto del pubblico, quanto dei sostenitori economici dei progetti artistici.

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19.1 Arcimboldo ieri e oggi

Proseguono gli incontri a ingresso libero dal titolo “POLIEDRICO ITINERARIO”, ideati da Elda Cerchiari Necchi e curati da Chiara Rosati.

Il prossimo incontro in collaborazione con laVerdi dal titolo “ARCIMBOLDO IERI E OGGI” che si terrà il 19 gennaio alle ore 18.30 presso il M.A.C. – (Piazza Tito Lucrezio Caro 1) – sarà dedicato a un originale artista milanese, Giuseppe Arcimboldo, che raggiunse la notorietà nell’Europa del Cinquecento per le sue “teste composte”, soprattutto presso la corte asburgica trasferitasi a Praga, dove Rodolfo II lo invitò per condividere la passione per tutto ciò che appariva esoterico e “meraviglioso” in ogni campo dello scibile umano.

Un personaggio che, tra interessi alchemici e profonde conoscenze artistiche non solo ha costituito un unicum nella storia dell’arte, ma ha anche saputo essere fonte di ispirazione per artisti di varie discipline fino ai giorni nostri.

Così il 19 gennaio STEFANO ZUFFI, noto storico dell’arte, ci introdurrà all’attività di Arcimboldo, di cui scopriremo notevoli curiosità, per poi lasciare il “campo” (è il caso di dirlo!) a due musicisti che proporranno a grandi e piccini il loro CONCIORTO.

BIAGIO BAGINI e GIAN LUIGI CARLONE suoneranno melanzane, carote, zucchine, cetrioli dolci, flauti traversi, sax e chitarre per dare vita a un concerto sostenibile, un vero “live in the garden”.

L’orto è lo spazio di riferimento a cui guardano i due suonatori.

Perché l’orto è il luogo dove la parola è come un seme. Che poi getta foglioline che sono note. Che poi diventano piante in forma di canzone. Qui crescono canzoni pop, rock e moderne che raccontano i vissuti di melanzane, peperoni e zucchine, e parlano degli stati d’animo dell’orticoltore, oltre a raccontare le storie di orti di personaggi famosi.

Il CONCIORTO sfrutta il proprio terreno a fini elementari di divertimento intensivo, avvalendosi per questo di tecnologie moderne (ototo, l’interfaccia arduino-based che permette di trasformare oggetti di uso quotidiano in strumenti).

BIAGIO BAGINI è autore radiofonico e scrittore. Ha pubblicato libri per diverse case editrici soprattutto nel settore legato all’infanzia. È autore di canzoni e musicista.

GIAN LUIGI CARLONE è musicista e attore della Banda Osiris, da lui fondata 35 anni fa. Vanta numerose collaborazioni in qualità di cantante e musicista. Con la Banda Osiris ha vinto un Orso d’Argento come migliore colonna sonora al Festival Cinematografico di Berlino.

STEFANO ZUFFI storico dell’arte milanese, ha pubblicato oltre 60 libri, diversi dei quali tradotti in varie lingue. Collabora con riviste d’arte e di cultura, rubriche radiofoniche, testi scolastici e sceneggiature di documentari, ma soprattutto si ritiene un visitatore appassionato dei musei della sua città.

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Giovanna D’Arco 150 anni dopo

Proseguono gli incontri organizzati dall’Associazione Elda Cerchiari Necchi dal titolo “POLIEDRICO ITINERARIO TRA AVANGUARDIE E TRADIZIONI”, ideati da Elda Cerchiari Necchi e curati da Chiara Rosati.

Sempre all’insegna della multidisciplinarità, il ciclo, che si svilupperà fino a primavera inoltrata, offre esempi attuali dei più svariati linguaggi espressivi.

In occasione del prossimo incontro in collaborazione con laVerdi dal titolo “GIOVANNA D’ARCO 150 ANNI DOPO”, che si tiene il 22 dicembre alle ore 18.30 presso il M.A.C. – (Piazza Tito Lucrezio Caro 1) – EMILIO SALA, noto musicologo e direttore dell’Istituto nazionale di Studi Verdiani, commenta uno dei più importanti eventi culturali del mese di dicembre, cioè l’inaugurazione della stagione Scaligera con l’opera Giovanna d’Arco di Giuseppe Verdi, diretta da Riccardo Chailly.

Gli appassionati di musica operistica sanno bene come questa scelta rappresenti non tanto un ritorno al passato quanto una novità, visto che l’ultima rappresentazione di tale opera risale al 1865.

I complessi aspetti di questa singolare vicenda musicale saranno il tema scelto dal relatore Emilio  Sala, che ci illustrerà il suo personale approfondimento su questa controversa opera giovanile di Verdi.

I ben noti contrasti del compositore con la direzione scaligera determinarono l’allontanamento di Verdi da Milano dove tornò solo vent’anni dopo.

L’incontro mostra come la Giovanna d’Arco sia l’esempio più attuale del perenne oscillare tra innovazione e tradizione che accompagna la fortuna critica di un’opera d’arte, ponendosi perfettamente nel solco del tema tracciato quest’anno da Elda Cerchiari Necchi.

Emilio Sala, direttore scientifico dell’Istituto nazionale di Studi Verdiani, è professore associato di musicologia presso l’Università degli studi di Milano. Si occupa dei rapporti tra la musica e varie forme di spettacolo (opera, melologo, musiche di scena, cinema) in una prospettiva sia storico-filologica sia teorico-critica. Dal punto di vista cronologico i suoi interessi spaziano dal Seicento alla contemporaneità, con una particolare attenzione all’Ottocento romantico-popolare. Suoi saggi sono stati pubblicati in diversi volumi miscellanei (atti di convegno ecc.) e riviste specializzate italiane e straniere («Cambridge Opera Journal», «Musica e storia», «Musica/Realtà», «Opera Quarterly», «Orages», «Revue de Musicologie», «Saggiatore musicale», «Studi verdiani», ecc.). Del suo ultimo libro, Il valzer delle camelie. Echi di Parigi nella ‘Traviata’ (Torino, EDT, 2008), è appena stata pubblicata la versione inglese (The Sounds of Paris in Verdi’s ‘La traviata’, Cambridge University Press, 2013).

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