POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’ _ Quarto incontro. Lunedì 1 dicembre, ore 18

Lunedì 1 dicembre alle ore 18 allo Spazio Oberdan si terrà un nuovo incontro del ciclo POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’, ideato da Elda Cerchiari Necchi e curato da Chiara Rosati, dal titolo: “Vie d’acqua, vie di civiltà”. La rete  delle vie d’acqua lombarde è candidata a ‘patrimonio dell’umanità’. Vie di scambio, anche culturale, arricchiscono da sempre il nostro territorio.

In collaborazione con la Provincia di Milano, con il Patrocinio del Comune di Milano, il contributo di Gallerie d’Italia e con la partecipazione straordinaria del Conservatorio G. Verdi di Milano.

Il sistema lombardo di canali navigabili, con epicentro a Milano, si è sviluppato dal Medioevo all’800. Questa rete ha incrementato rapporti commerciali, attività agricole, intrecci culturali di straordinaria qualità, offrendo all’intera Europa un esempio mirabile di civiltà.

Un esperto, Paolo Volorio, architetto e professore presso la Facoltà di Architettura di Milano incaricato del corso di Caratteri Costruttivi dell’Edilizia Storica, ne traccia la storia  e sottolinea come ancora oggi, quando i più moderni mezzi di comunicazione hanno ridotto l’importanza delle vie d’acqua, queste continuano a presentarsi ai nostri occhi come una testimonianza incancellabile del nostro passato e un’interessante risorsa turistica.

Fin dalle origini della civiltà umana la nascita e lo sviluppo dei centri urbani sono indissolubilmente legati alla presenza dell’acqua. In questo quadro Milano costituì un’eccezione perché la sua posizione nel cuore della pianura Padana non coincideva con la presenza di alcun significativo corso d’acqua. Tuttavia fin dall’epoca romana torrenti e rogge vennero deviati verso la città. E’ soprattutto con la dominazione viscontea che la rete di canali artificiale si accrebbe. Si deve soprattutto a Filippo Maria Visconti lo sviluppo di una rete di vie navigabili che collegavano Milano con le residenze ducali, Cusago, Binasco, Abbiategrasso, Bereguardo, Pavia e persino Vigevano, e all’invenzione, nel 1439, della conca, ossia di un particolare bacino a chiuse mobili, la possibilità di superare le considerevoli pendenza di alcuni tracciati. La dinastia Sforzesca proseguì, riprese ed ampliò il piano Visconteo, soprattutto con la creazione del Naviglio della Martesana (1457), ma non da meno furono le dominazioni spagnola ed austriaca. La rete di vie navigabili che collegava Milano alla sua pianura, al Po, al mare, e soprattutto ai territori del nord del Ducato, determinò uno sviluppo economico, sociale e culturale di estrema rilevanza, del quale il cantiere del Duomo, strettamente legato all’approvvigionamento lapideo del marmo di Candoglia attraverso il Naviglio Grande, costituisce l’esempio più eclatante. Ancora per tutto il XIX secolo si susseguirono le proposte per altri canali navigabili, ma lo sviluppo di differenti mezzi di trasporto, la ferrovia in primis, portò alla progressiva marginalizzazione della plurisecolare rete viaria idrica, e paradossalmente proprio nel suo momento di massima espansione. E’ proprio nei decenni a cavallo tra XIX e XX sec. che si comincia a discutere sull’obsolescenza del sistema e parallelamente nasce l’interesse ‘romantico’ attorno ai navigli da parte di scrittori ed artisti, conferendo ad essi valori culturali ed evocativi non propri alla loro natura. L’implacabile sviluppo della modernizzazione non risparmierà la sopravvivenza dei navigli in città, coperti negli anni ’30 per favorire la circolazione del traffico veicolare oppure pressoché abbandonati. A partire dagli anni ’70 del Novecento comincerà a svilupparsi un interesse per questa realtà, con un fiorire di studi storici e di proposte di ripristino e riapertura che hanno trovato nella prossima occasione dell’Expo Internazionale 2014 nuovo vigore polemico e propositivo, teso a recuperare il ruolo centrale di Milano città d’acqua nel contesto europeo (come l’ebbe storicamente) non soltanto per recuperare qualità ambientale, ma anche nell’ottica di un sistema di trasporti ‘dolce’ ed ecologicamente compatibile.

Anche questo incontro di POLIEDRICA sarà accompagnato da un allievo del Conservatorio di Milano. Danilo Mascetti eseguirà al pianoforte le Composizioni d’acqua di Claude Debussy (1862-1918) da Images I e II: Reflets dans l’eau; Mouvement; Poissons d’orIl tema delle vie d’acqua si arricchisce questa sera con alcune suggestioni musicali di una corrente e di un compositore che ne hanno fatto uno dei temi più ricorrenti, l’Impressionismo e Claude Debussy. Acqua come metafora del tempo ciclico, dell’estetica della purezza, ispiratrice di miti e leggende, di poeti, scrittori, musicisti.

Danilo Mascetti (1992) è il vincitore di numerosi concorsi nazionali e internazionali tra cui il “Grand Prix International – Jeunes Talents” di Montrond les Bains, l’“European Grand Prize of Music – Mendelssohn Cup”,  il “Concours Musical de France” di Parigi, il Concorso Internazionale “Piano Talents” e “Premio Bach” di Milano; ha iniziato a studiare il pianoforte a cinque anni ed è successivamente stato ammesso nella classe del M° Roberto Stefanoni al Conservatorio di Como. Prosegue gli studi, attualmente, al Conservatorio “G.Verdi” di Milano con il M° Vincenzo Balzani ed ha avuto l’opportunità di partecipare a masterclasses con Sergio Perticaroli, Marcella Crudeli, Benedetto Lupo, Ippazio Ponzetta; segue le lezioni periodiche di Vsevolod Dvorkin presso l’Accademia del Talento di Desio e di Natalia Trull presso la Scuola Estiva del Conservatorio di Mosca e l’Accademia Europea di Erba. Si è esibito in Francia, Inghilterra, Romania, Repubblica Ceca, Galles, Lettonia, Lituania ed in varie città d’Italia, oltre che nelle più importanti sale di Milano, come la prestigiosa Sala Verdi ed il Teatro Dal Verme, ed ha collaborato con orchestre quali i Pomeriggi Musicali, l’Orchestra Filarmonica “Miahil Jora” di Bacau, l’Orchestra Sinfonica di Stato di Craiova. Ha preso parte a numerosi festivals musicali, come il “Prague Summer Festival”, “Piano Festival – Galeri Caernarfon”, “Salacgriva classic music festival”, esibendosi nel 2014 in Cina e rappresentando l’Italia al “Kyoto International Music Students Festival” in Giappone.

Paolo Volorio, Architetto, libero professionista, si occupa prevalentemente di restauro e illuminotecnica dei beni culturali. Ha, fra l’altro, curato l’illuminazione del chiostro del Museo Diocesano e della cripta della chiesa della Ca’ Granda a Milano, e quella della chiesa di S. Maria Annunciata a Bienno (BS). Oltre al recupero e riallestimento dei Musei Civici di Domodossola, ha progettato numerosi altri musei e spazi espositivi. Studioso e ricercatore, ha pubblicato saggi sull’architettura e l’arte della Val d’Ossola, sulla scultura e l’architettura italiana. Fra le pubblicazioni si ricordano il saggio su Il restauro del castello Malgrà a Rivarolo Canavese, in volume miscellaneo (1996), il saggio negli atti del convegno tenustosi al Politecnico di Milano sull’architettura nell’età della Restaurazione (2002) l’intervento nel volume dedicato all’Esposizione di Milano del 1906 (Silvana Editoriale, 2011), il libro “Il legno” della collana “I manuali e le guide tematiche. Itinerari ed incontri” del GAL Monti e Laghi (2008), il libro sul centro d’acque di Bognanco “La scoperta dell’acqua gazosa” (2013). Già membro dell’Istituto Italiano dei Castelli, fa parte del Consiglio Direttivo della sezione di Milano di Italia nostra.

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