Archivio mensile:gennaio 2015

POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’_ Sesto incontro. Lunedì 2 febbraio, ore 18

Lunedì 2 febbraio alle ore 18 allo Spazio Oberdan prosegue il ciclo POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’, ideato da Elda Cerchiari Necchi e curato da Chiara Rosati, con un incontro dal titolo:  “Il Teatro respira, forse è ancora vivo”, con Massimo Navone –  direttore di Milano Teatro Scuola Paolo Grassi.

Ingresso libero. In collaborazione con Città metropolitana di Milano, con il Patrocinio del Comune di Milano, il contributo di Gallerie d’Italia e con la partecipazione straordinaria del Conservatorio G. Verdi di Milano.

Come può il Teatro resistere, continuare a vivere e rinnovarsi oggi, nell’epoca del ‘web’ e della comunicazione mediatica?

Quanto può continuare ad incidere oggi il Teatro nella cultura e nel tessuto urbano di una città come Milano che ha visto nascere nel dopoguerra l’esperienza del  ‘Piccolo’ e il teatro di Dario Fo ? Com’è possibile mettere a profitto l’eredità di questa tradizione?

E le nuove generazioni di teatranti, che crescono di anno in anno formandosi e studiando nelle ormai innumerevoli scuole, dove trovano gli spazi e i mezzi per sperimentarsi e costruire il loro futuro di artisti delle scene?  Quali sono i loro riferimenti culturali?

Ma soprattutto qual è il teatro che fanno o che sognano di fare i teatranti di domani?

Prendendo spunto da queste domande Massimo Navone, regista drammaturgo e direttore della  Civica scuola di teatro ‘Paolo Grassi’ condurrà, a partire dal racconto delle proprie esperienze, una riflessione sul  ‘fare teatro’ oggi, avvalendosi del contributo di due giovani registi, Alice Lutrario e Manuel Renga, di due giovani attori, Enrico Pittaluga ed Emanuele Turetta, e della partecipazione di Michele Bottini, protagonista di ‘Storia di Qu’, testo di Dario Fo che debutterà in prima assoluta al Piccolo Teatro Studio nell’ambito di Expo in Città per la regia di Massimo Navone. L’intento è quello di tracciare un collegamento ideale tra le generazioni, presentando al pubblico alcune testimonianze di progetti di spettacolo di segno molto diverso, ma legati da un’idea di teatro come luogo di esperienza condivisa, osservatorio dialettico della realtà nel suo trascorrere e nel suo legame con la città che cambia. L’ Amleto, testo teatrale per antonomasia , è il punto di partenza dei lavori di cui parleranno i due giovani registi: Alice Lutrario racconterà di A.M.L.E.T., una particolare riscrittura in cui alcuni dei personaggi minori delle opere shakespeariane, stanchi dell’infimo ruolo a loro riservato, sequestrano e tengono in ostaggio il protagonista dei protagonisti, il Principe  AMLETO, per rivendicare il loro diritto ad avere uno spazio dignitoso all’interno dell’opera del Bardo. A capeggiare il nucleo armato dei ribelli, una figura insospettabile, soffocata anch’essa dall’opprimente popolarità dei protagonisti: OFELIA, che stanca di essere nota al mondo solo in quanto “donna mancata di Amleto” sposa la causa dei personaggi minori e si rivela una pedina fondamentale per decidere le sorti del rapimento. Attraverso la chiave dell’ironia la storia si fa specchio di una riflessione sull’attualità, allegoria dell’eterno conflitto tra chi esercita il potere e chi lo subisce. SHAKESPEARE WHITOUT EYES è l’esperimento particolare raccontato da Manuel Renga: una performance esperienziale, dove il pubblico viene bendato per  seguire un percorso sensoriale al buio e fare un’esperienza immaginifica unica all’interno della trama dei grandi testi di W. Shakespeare “Amleto” e “La Tempesta”. Quando in una società come la nostra si vede tutto in immagini attraverso una proliferazione incessante di schermi in tutti gli angoli della città, cosa succede negli occhi dello spettatore quando gli si propone di guardare in modo nuovo chiudendo gli occhi? Di tutt’altro segno è GENERAZIONE DISAGIO ‘dopodichè stasera mi butto’, l’esperienza di creazione collettiva originale raccontata da Enrico Pittaluga. Lo spettacolo, vincitore del premio ‘giovani realtà del teatro 2013’, sta riscuotendo un successo davvero inconsueto per un giovane gruppo, segno che sta centrando in pieno, con la sua comicità al vetriolo, i punti deboli di una generazione alle prese con la propria fragilità e le proprie aspirazioni. Si parlerà poi di ‘IDENTITA’ MILANO il teatro scende in piazza’, il progetto performativo creato da Massimo Navone che, coinvolgendo più di 40 giovani artisti ha rilanciato con una formula completamente nuova il racconto teatrale di Milano e della sua storia culturale. Riportare il fatto teatrale in piazza, non per attrarre con giocolieri e trampoli, ma per invitare la gente a fermarsi a riflettere, ad ascoltare storie che parlano della città. Parole di scrittori e poeti, canzoni, frammenti di memoria e suoni danzati da nuovi giovani performers. Questa è stata la scommessa di ‘IDENTITA’ MILANO’, l’impatto della parola teatrale con la piazza e la strada, difficile, contraddittorio, ma molto emozionante. Concluderà l’incontro uno sguardo in anteprima su ‘Storia di Qu’, il capolavoro di Dario Fo ispirato al racconto omonimo di Lu Xung, uno dei più grandi scrittori della letteratura cinese del ‘900 che andrà in scena in prima assoluta in giugno, al Piccolo Teatro Studio. Questo lavoro, che ha visto collaborare per la sua realizzazione 30 tra attori, danzatori e musicisti diplomati alla Paolo Grassi e 50 scenografi e costumisti dell’Accademia di Brera, rappresenta la seconda tappa di un progetto di trasmissione del metodo di creazione e del repertorio del grande Maestro Fo alle nuove generazioni. Contributi video, letture di frammenti di scena e la reinterpretazione  di una delle più famose ‘giullarate’ di Dario Fo accompagnano il racconto di questo nuovo incontro del ciclo Poliedrica, centrato sul Teatro.

Massimo Navone.

Nasce a Savona il 15 gennaio 1958. Vive a Milano dal 1972. Si diploma al corso di regia della Scuola del Piccolo Teatro di Milano e si laurea in drammaturgia al DAMS di Bologna. Dal 1982 inizia la sua attività professionale di regista e drammaturgo teatrale.  Si specializza nella formazione dell’attore seguendo seminari specifici in Italia e all’estero e inizia nel 1984 l’attività di insegnamento della recitazione presso scuole e accademie di livello nazionale. Dal 2003 è direttore della Scuola d’Arte drammatica Paolo Grassi di Milano (già Scuola del Piccolo Teatro). Costruisce per la scuola progetti di scambio con scuole europee, il progetto ‘ Mistero Buffo e altre storie – il teatro di Dario Fo e Franca Rame per le nuove generazioni’ con cui partecipa a due edizioni del Festival di Avignone nel 2012 e nel 2013. Cura la Direzione artistica di diverse iniziative per il Comune di Milano ultima delle quali ‘ Identità Milano – sette giorni di spettacolo in sette piazze della città’. Come regista teatrale ha al suo attivo più di 50 spettacoli con attori importanti come Franco Branciaroli, Sergio Rubini, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Bui, Adriana Asti , Cochi Ponzoni , Enzo Iacchetti, Antonio Albanese, Enrico Bertolino, Gene Gnocchi, Nuzzo-Di Biase. Per la RAI collabora come autore alle trasmissioni “ Millennium” con Jovanotti , “Tutti gli Zeri del mondo” con Renato Zero (’01), “Uno di Noi” con Gianni Morandi (‘02/’03).

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POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’ _ Quinto incontro. Lunedì 19 gennaio, ore 18

Lunedì 19 gennaio alle ore 18 allo Spazio Oberdan riprende il ciclo POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’, ideato da Elda Cerchiari Necchi e curato da Chiara Rosati, con un incontro dal titolo: Canzone d’autore e identità milanese al Teatro Gerolamo (1958-1963)”.

In collaborazione con Città metropolitana di Milano, con il Patrocinio del Comune di Milano, il contributo di Gallerie d’Italia e con la partecipazione straordinaria del Conservatorio G. Verdi di Milano.

Emilio Sala, professore associato di musicologia presso l’Università degli Studi di Milano, si occupa in questa occasione di un tema – la “canzone milanese” – a cui viene associato un luogo che contribuì non poco a configurarla: il Teatro Gerolamo, con il proposito di sottolineare la dimensione teatrale di un capitolo interessante e forse poco noto della storia della canzone d’autore italiana.

Vale la pena di ricordare anche le complicate vicende del Teatro Gerolamo, progettato dall’architetto Giuseppe Mengoni che, nel 1868, lo realizzò riproducendo in piccolo la Scala di Milano, con tradizionale pianta a ferro di cavallo, loggione elegante e platea, in piazza Beccaria.
Per la prima volta in Europa vi fu una struttura ideata e realizzata unicamente per la rappresentazione di spettacoli di marionette, affidata inizialmente alla compagnia di Giuseppe Fiando, che lasciò presto il posto alla famiglia Colla.

A seguito di complesse vicende fu riaperto nel 1958 grazie a un’iniziativa di Paolo Grassi che riuscì ad evitarne l’abbattimento previsto dal piano regolatore. Ben presto si affermò come il luogo ideale per sperimentare nuove forme d’incontro tra la «canzone nuova» e la dimensione scenica.

Nel 1983 le autorità chiusero il teatro per ragioni di sicurezza, in attesa di restauro. Da allora numerose persone si sono battute per la riapertura del teatro, incontrando ostacoli di ogni genere, tanto che ancora oggi si attende la ripresa delle sue attività.

Il Teatro Gerolamo, con la sua dimensione intima, sofisticata e popolare a un tempo, non va considerato come un contenitore “neutro”. Là ebbero luogo, lo ricordiamo nell’incontro, spettacoli indimenticabili che dettero il via alla formula del teatro-canzone, tra cui Giro a vuoto (1960), Milanin Milanon (1962) – il cui cast era già tutto un programma: Tino Carraro, Enzo Jannacci, Sandra Mantovani, Milly e Anna Nogara – e Costretto dagli eventi (1963).

Tra i suoi principali autori ricordiamo Fiorenzo Carpi (1918-1997) e Gino Negri (1919-1991) due musicisti milanesi che più di altri giocano un ruolo di primo piano nel contesto che andiamo ricostruendo.

Un repertorio vario che approda alle canzoni di Laura Betti su testi “d’autore” di Moravia, Flaiano, Pasolini, Buzzati, Arbasino ecc. (messi in musica, tra gli altri, da Negri e Carpi) e le canzoni della malavita di Ornella Vanoni.

Ed è proprio a partire da questi anni che emerge il neologismo «cantautore» che entra dapprima in circolo per esigenze «di classificazione a fini commerciali», ma che ben presto si trasforma acquisendo un significato più complesso e ponendo Milano, forse è poco noto, davvero al centro delle invenzioni musicali del tempo.

Emilio Sala, direttore scientifico dell’Istituto nazionale di studi verdiani, è professore associato di musicologia presso l’Università degli studi di Milano. Si occupa dei rapporti tra la musica e varie forme di spettacolo (opera, melologo, musiche di scena, cinema) in una prospettiva sia storico-filologica sia teorico-critica. Dal punto di vista cronologico i suoi interessi spaziano dal Seicento alla contemporaneità, con una particolare attenzione all’Ottocento romantico-popolare. Suoi saggi sono stati pubblicati in diversi volumi miscellanei (atti di convegno ecc.) e riviste specializzate italiane e straniere («Cambridge Opera Journal», «Musica e storia», «Musica/Realtà», «Opera Quarterly», «Orages», «Revue de Musicologie», «Saggiatore musicale», «Studi verdiani», ecc.). Del suo ultimo libro, Il valzer delle camelie. Echi di Parigi nella ‘Traviata’ (Torino, EDT, 2008), è appena stata pubblicata la versione inglese (The Sounds of Paris in Verdi’s ‘La traviata’, Cambridge University Press, 2013).

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