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Ringraziamenti a tutto lo staff!

Care amiche e cari amici,

l’ultimo incontro di Poliedrica di lunedì 16 marzo è stato per me particolarmente intenso ed emozionante. Perciò, a distanza di una settimana, vorrei  fare e condividere con voi – come in altre occasioni – un’esplorazione “dietro le quinte”.

In effetti questa espressione convenzionale del mondo dello spettacolo allude a una ricchezza di contributi umani che mi preme elencare.

Il lavoro più importante svolto per la mia Associazione ha due nomi: Chiara Rosati ed Erica Prous, non solo due competenti professioniste, ma anche due grandi amiche che hanno saputo trasformare un progetto vago in una realtà multiforme e ricca di forza comunicativa.

Non basta! Come in un qualsiasi organismo vivente questa realtà progettata ha una rete di connessioni estremamente varia e gode di innumerevoli impegni professionali che restano nascosti al grande pubblico…per questo vorrei citare e ringraziare tutti quanti hanno operato all’interno dello Spazio Oberdan in un momento particolarmente problematico, dall’Assessore all’impareggiabile Antonio!

Spazio Oberdan

E che dire del grafico e di tutti coloro (da Gina, ad Anna, a Nino) che si sono impegnati nella diffusione concreta di notizie e materiali.

Vorrei anche ringraziare il mondo della carta stampata, del web e radiofonico e della comunicazione in genere, dai giornalisti a tutti coloro che sono stati per noi collaboratori preziosi e indispensabili.

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Vorrei concludere dicendo che tutti quanti noi cittadini dobbiamo essere grati a quella capacità civile di collaborazione e integrazione che ci permette di usare nel modo più appropriato il termine “cultura”.

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A presto! Vi terremo aggiornati sui nostri nuovi traguardi

Elda Cerchiari Necchi

 

 

 

POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’_ Ultimo incontro. Lunedì 16 marzo, ore 18

Lunedì 16 marzo alle ore 18 allo Spazio Oberdan ultimo incontro del ciclo ideato da Elda Cerchiari Necchi e curato da Chiara Rosati, dal titolo:  “Poliedrica. Ritratto di città” con Elda Cerchiari Necchi, Marco Carminati e Manuel Ferreira.

Ingresso libero.

In collaborazione con Città metropolitana di Milano, con il Patrocinio del Comune di Milano, il contributo di Gallerie d’Italia e con la partecipazione straordinaria del Conservatorio G. Verdi di Milano.

In occasione dell’ultimo incontro torna Marco Carminati, giornalista responsabile delle pagine d’Arte della Domenica del Sole 24 Ore, già noto al nostro pubblico per la brillante serata dedicata alla Gioconda, che ripercorrerà alcuni passaggi fondamentali del ciclo Poliedrica che si è contraddistinto per le contaminazioni tra le arti, preannunciando stimolanti novità nel paesaggio culturale milanese.

Milano è stata al centro di una riflessione e possiamo senz’altro concludere che non si è trattato di una sterile celebrazione. La nostra città è da sempre un importante centro propulsivo e di aggregazione e un luogo di incontro tra genti e culture diverse.

Con lo stesso spirito sta nascendo la guida “Milano Mia” un progetto editoriale di Elda Cerchiari Necchi a cura di Chiara Rosati, che raggruppa tanti personaggi di cui abbiamo sentito la voce nel corso degli incontri dell’Associazione e molti altri ancora.

Lunedì 16 in una piacevole chiacchierata tra Elda Cerchiari Necchi e Marco Carminati, si introdurranno anche i temi della guida in uscita ai primi di maggio, edita da Polaris.

Una piccola anticipazione che nulla toglierà alla scoperta delle molteplici sezioni di un testo non convenzionale, che ci accompagnerà in un tour inedito per strade e quartieri della città.

“Crediamo nella cultura e nei valori e benefici che essa procura. Ci crediamo al punto da pensare, anche in questi momenti densi di ombre, che la nostra città vada percorsa tenendo – anche nel cuore – una mappa di luoghi e protagonisti che, legando il presente al passato, ci proiettino verso il futuro”.

Accompagnerà la serata Manuel Ferreira, attore e autore della compagnia teatrale Alma Rosé, che presenterà il monologo “Canto per la Città” scritto con Elena Lolli. Come in un dialogo amoroso si snodano le contraddizioni di un rapporto difficile e controverso di cui, però, non possiamo fare a meno.

Fondamentale per l’identità multiculturale di questa serata l’apporto poliedrico di un gruppo affermato di musica klezmer, canzone yiddish e sefardì, coordinato da Lydia Cevidalli, nota violinista e autrice di un  testo scritto per la guida “Milano Mia” dedicato alla vitalità musicale di una scuola di prestigio internazionale come il Conservatorio di Milano.

La musica klezmer si è nutrita, nel corso dei secoli, dei linguaggi e delle culture di diversi paesi. Le tradizioni musicali di Polonia, Romania, Russia e Ucraina rivivono in questa musica, coniugate a una religiosità molto espressiva. E’ una musica che ha attraversato terre, conosciuto civiltà, culture e suoni diversi, e ha fatto sue tali suggestioni integrandole in uno stile perfettamente riconoscibile, diventando espressione di pluralismo e dunque sinonimo di libertà.

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POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’_ Ottavo incontro. Lunedì 2 marzo, ore 18

Lunedì 2 marzo alle ore 18 allo Spazio Oberdan prosegue il ciclo POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’, ideato da Elda Cerchiari Necchi e curato da Chiara Rosati, con un incontro dal titolo:  “Perché la Gioconda è così famosa?” con Marco Carminati.

In collaborazione con Città metropolitana di Milano, con il Patrocinio del Comune di Milano, il contributo di Gallerie d’Italia e con la partecipazione straordinaria del Conservatorio G. Verdi di Milano.

Marco Carminati,  giornalista responsabile delle pagine d’Arte della Domenica del Sole 24 Ore, ci fa scoprire come la Gioconda sia divenuta nel XX secolo il quadro più famoso al mondo. Saremo trascinati a seguire le vicende rocambolesche e divertenti che hanno reso questo ritratto di donna, misterioso ed enigmatico, una vera e propria attrazione.

Il racconto parte dal momento in cui venne dipinta a Firenze nel 1503 da Leonardo da Vinci: è il ritratto di Lisa Gherardini, moglie di Francesco Bartolomeo del Giocondo. L’opera, incompiuta, resta in possesso del suo autore che la tiene sempre con sé, venendo forse a far parte alla sua morte dell’eredità del Salaino. Per molto tempo è stata esposta a Fontainebleau e Versailles, negli uffici del Direttore del Palazzo. Con la Rivoluzione Francese è stata poi portata al Louvre.

Il quadro non ha particolare notorietà fino al 1911 quando Vincenzo Peruggia, imbianchino italiano impiegato al museo, lo ruba portandolo  con sé in tram fino a casa, ritenendo erroneamente che il dipinto sia stato portato via dall’Italia in epoca napoleonica. Di questo furto parlano tutti i giornali del mondo. E’ il primo esempio di notorietà creata dai media che amplificano la notizia e seguono le complesse ricerche del dipinto. Qui cominciano anche i “pellegrinaggi” al Louvre…in un primo momento per vedere solo il chiodo a cui era stata appesa!

Nel 1913 Peruggia, in difficoltà economiche, decide di scrivere ad alcuni antiquari fiorentini proponendo di restituirlo a fronte di un rimborso spese! Una volta recuperata, la Gioconda compie un vero e proprio tour espositivo in varie sedi italiane. Torna infine al Louvre, trasportata e protetta con cura, soprattutto durante le guerre, per timore di danneggiamenti e attentati.

In tempo di pace molte polemiche hanno riguardato i suoi trasferimenti. J.F. Kennedy riesce a intercedere per farsela prestare ed esporla nel 1962 alla National Gallery e al Metropolitan Museum di  New York. In questa occasione la Gioconda viaggia prima per mare, poi su un’ambulanza (ritenuta alla fine il mezzo più sicuro per farla circolare!). Nel 1974 la Gioconda viene esposta in Giappone, con una sosta, al suo rientro, in Russia riuscendo a superare le barriere della Cortina di Ferro.

Durante il nostro incontro viene analizzata anche la sua fortuna critica che la rende una vera e propria icona pop: rielaborata e riproposta da grandi artisti come Marcel Duchamp, Andy Warhol e Botero approda più volte alla pubblicità, in numerose versioni e copie realistiche o irriverenti. Un esempio di tam-tam mediatico che porta quest’opera a surclassare altri capolavori assoluti della storia dell’arte.

Cosa lega, infine, la Gioconda al nostro territorio? E’ passata da Milano sia accanto al suo autore, sia ai tempi del furto e certo è assai meno noto che la preziosa teca che oggi la contiene è stata realizzata a Trezzano sul Naviglio!

In occasione di questo incontro di POLIEDRICA ascolteremo Simone Rinaldo, allievo del Conservatorio di Milano, che esegue alla chitarra: “Variations a travers les siècles, di Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968) e “Quatre pièces brèves” di Frank Martin (1890-1974).

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POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’_ Settimo incontro. Lunedì 16 febbraio, ore 18

Lunedì 16 febbraio alle ore 18 allo Spazio Oberdan prosegue il ciclo POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’, ideato da Elda Cerchiari Necchi e curato da Chiara Rosati, con un incontro dal titolo:  “Le sperimentazioni del nuovo cinema”, con Maurizio Nichetti.

In collaborazione con Città metropolitana di Milano, con il Patrocinio del Comune di Milano, il contributo di Gallerie d’Italia e con la partecipazione straordinaria del Conservatorio G. Verdi di Milano.

Maurizio Nichetti, regista e direttore della sede milanese del Centro Sperimentale di Cinematografia, accompagna il pubblico alla scoperta  dei segreti del mestiere e degli orizzonti del fare cinema oggi, raccontati in prima persona. Un argomento stimolante che va a arricchire gli approfondimenti di Poliedrica sui linguaggi del nuovo millennio, adatto anche a un pubblico di non addetti ai lavori. ” Sembra ieri.  Era il 1995 e l’invenzione dei Fratelli Lumière compiva 100 anni!  Da quel giorno di anni ne sono passati altri venti! Ma per il cinema e lo spettacolo audiovisivo in genere sembra passato un altro secolo.  Nuove tecnologie, nuove piattaforme di distribuzione, nuovi linguaggi hanno formato un nuovo pubblico e nuove professionalità.  Come si può sopravvivere a tutto questo?

Maurizio Nichetti ne parla insieme a un pubblico di spettatori curiosi di sapere cos’è un Avatar, un Brand Content o uno Storytelling, ma ancora capaci di ridere o emozionarsi per una gag di Charlie Chaplin.”

In occasione di questo incontro di POLIEDRICA riprendono gli interventi musicali di giovani allievi del Conservatorio di Milano, questa volta seguendo le suggestioni che legano il cinema al linguaggio del post rock jazz contemporaneo. Intervengono Soleil Vaccarella, jazz voce, e Lorenzo Blardone, pianoforte. All’insegna dell’improvvisazione su colonne sonore celebri, si sottolineeranno le affinità tra il cinema e il jazz, due espressioni artistiche nate nello stesso periodo storico e sotto l’egida dell’“arte per tutti”, due ambiti che devono fare i conti con l’indagine delle proprie possibilità espressivo-concettuali e la necessità di una comunicabilità col grande pubblico.

 Maurizio Nichetti. Regista, attore e sceneggiatore, nasce a Milano dove si laurea in architettura dopo aver debuttato    come attore al Piccolo Teatro. Lavora poi come sceneggiatore di cartoni animati presso lo studio di Bruno Bozzetto (Allegro non troppo nel 1975 e tre lungometraggi del Signor Rossi). Sempre nel 1975 fonda la cooperativa teatrale QuellidiGrock ancora in attività a Milano. Nel 1979 realizza Ratataplan il suo primo film come attore, sceneggiatore e regista al quale ne seguiranno un’altra decina tra cui Ho fatto splash, Ladri di Saponette, Volere Volare, Stefano Quantestorie, Luna e L’altra, Honolulu Baby. È stato membro di giurie internazionali nei Festival di Berlino, Cannes, Montreal. È stato direttore artistico per sei anni del Trento Film Festival. Nel 1979, collabora all’Altra Domenica di Renzo Arbore e inizia un’attività televisiva parallela al suo cinema (Quo Vadiz, Pista, Fantasy Party, Mammamia, Dott Clown, Agata e Ulisse). Nel 2006 torna al cartone animato scrivendo e dirigendo 56 mini-film con Neve e Gliz mascotte delle olimpiadi invernali di Torino. In teatro affronta regie liriche, di prosa e di operette. Nel 2010 realizza per la Rai la serie animata di 26 film brevi Teen Days. Tra i numerosi premi riceve il David di Donatello per la miglior sceneggiatura di Volere Volare e tre Nastri d’Argento per Ratataplan, Ladri di Saponette e L’una e l’altra. Con i suoi film vince diversi festival internazionali. (Mosca, Montreal, Bruxelles). Ha  insegnato al Centro Sperimentale di Torino, all’Università Cattolica di Milano, allo IULM, alla Civica scuola di Cinema  di Milano, che ha anche diretto nell’anno 2009-2010. Da tre anni lavora al progetto di un film in animazione sulla vita di San Francesco. Attualmente dirige la sede milanese del Centro Sperimentale di Cinematografia.

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POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’_ Sesto incontro. Lunedì 2 febbraio, ore 18

Lunedì 2 febbraio alle ore 18 allo Spazio Oberdan prosegue il ciclo POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’, ideato da Elda Cerchiari Necchi e curato da Chiara Rosati, con un incontro dal titolo:  “Il Teatro respira, forse è ancora vivo”, con Massimo Navone –  direttore di Milano Teatro Scuola Paolo Grassi.

Ingresso libero. In collaborazione con Città metropolitana di Milano, con il Patrocinio del Comune di Milano, il contributo di Gallerie d’Italia e con la partecipazione straordinaria del Conservatorio G. Verdi di Milano.

Come può il Teatro resistere, continuare a vivere e rinnovarsi oggi, nell’epoca del ‘web’ e della comunicazione mediatica?

Quanto può continuare ad incidere oggi il Teatro nella cultura e nel tessuto urbano di una città come Milano che ha visto nascere nel dopoguerra l’esperienza del  ‘Piccolo’ e il teatro di Dario Fo ? Com’è possibile mettere a profitto l’eredità di questa tradizione?

E le nuove generazioni di teatranti, che crescono di anno in anno formandosi e studiando nelle ormai innumerevoli scuole, dove trovano gli spazi e i mezzi per sperimentarsi e costruire il loro futuro di artisti delle scene?  Quali sono i loro riferimenti culturali?

Ma soprattutto qual è il teatro che fanno o che sognano di fare i teatranti di domani?

Prendendo spunto da queste domande Massimo Navone, regista drammaturgo e direttore della  Civica scuola di teatro ‘Paolo Grassi’ condurrà, a partire dal racconto delle proprie esperienze, una riflessione sul  ‘fare teatro’ oggi, avvalendosi del contributo di due giovani registi, Alice Lutrario e Manuel Renga, di due giovani attori, Enrico Pittaluga ed Emanuele Turetta, e della partecipazione di Michele Bottini, protagonista di ‘Storia di Qu’, testo di Dario Fo che debutterà in prima assoluta al Piccolo Teatro Studio nell’ambito di Expo in Città per la regia di Massimo Navone. L’intento è quello di tracciare un collegamento ideale tra le generazioni, presentando al pubblico alcune testimonianze di progetti di spettacolo di segno molto diverso, ma legati da un’idea di teatro come luogo di esperienza condivisa, osservatorio dialettico della realtà nel suo trascorrere e nel suo legame con la città che cambia. L’ Amleto, testo teatrale per antonomasia , è il punto di partenza dei lavori di cui parleranno i due giovani registi: Alice Lutrario racconterà di A.M.L.E.T., una particolare riscrittura in cui alcuni dei personaggi minori delle opere shakespeariane, stanchi dell’infimo ruolo a loro riservato, sequestrano e tengono in ostaggio il protagonista dei protagonisti, il Principe  AMLETO, per rivendicare il loro diritto ad avere uno spazio dignitoso all’interno dell’opera del Bardo. A capeggiare il nucleo armato dei ribelli, una figura insospettabile, soffocata anch’essa dall’opprimente popolarità dei protagonisti: OFELIA, che stanca di essere nota al mondo solo in quanto “donna mancata di Amleto” sposa la causa dei personaggi minori e si rivela una pedina fondamentale per decidere le sorti del rapimento. Attraverso la chiave dell’ironia la storia si fa specchio di una riflessione sull’attualità, allegoria dell’eterno conflitto tra chi esercita il potere e chi lo subisce. SHAKESPEARE WHITOUT EYES è l’esperimento particolare raccontato da Manuel Renga: una performance esperienziale, dove il pubblico viene bendato per  seguire un percorso sensoriale al buio e fare un’esperienza immaginifica unica all’interno della trama dei grandi testi di W. Shakespeare “Amleto” e “La Tempesta”. Quando in una società come la nostra si vede tutto in immagini attraverso una proliferazione incessante di schermi in tutti gli angoli della città, cosa succede negli occhi dello spettatore quando gli si propone di guardare in modo nuovo chiudendo gli occhi? Di tutt’altro segno è GENERAZIONE DISAGIO ‘dopodichè stasera mi butto’, l’esperienza di creazione collettiva originale raccontata da Enrico Pittaluga. Lo spettacolo, vincitore del premio ‘giovani realtà del teatro 2013’, sta riscuotendo un successo davvero inconsueto per un giovane gruppo, segno che sta centrando in pieno, con la sua comicità al vetriolo, i punti deboli di una generazione alle prese con la propria fragilità e le proprie aspirazioni. Si parlerà poi di ‘IDENTITA’ MILANO il teatro scende in piazza’, il progetto performativo creato da Massimo Navone che, coinvolgendo più di 40 giovani artisti ha rilanciato con una formula completamente nuova il racconto teatrale di Milano e della sua storia culturale. Riportare il fatto teatrale in piazza, non per attrarre con giocolieri e trampoli, ma per invitare la gente a fermarsi a riflettere, ad ascoltare storie che parlano della città. Parole di scrittori e poeti, canzoni, frammenti di memoria e suoni danzati da nuovi giovani performers. Questa è stata la scommessa di ‘IDENTITA’ MILANO’, l’impatto della parola teatrale con la piazza e la strada, difficile, contraddittorio, ma molto emozionante. Concluderà l’incontro uno sguardo in anteprima su ‘Storia di Qu’, il capolavoro di Dario Fo ispirato al racconto omonimo di Lu Xung, uno dei più grandi scrittori della letteratura cinese del ‘900 che andrà in scena in prima assoluta in giugno, al Piccolo Teatro Studio. Questo lavoro, che ha visto collaborare per la sua realizzazione 30 tra attori, danzatori e musicisti diplomati alla Paolo Grassi e 50 scenografi e costumisti dell’Accademia di Brera, rappresenta la seconda tappa di un progetto di trasmissione del metodo di creazione e del repertorio del grande Maestro Fo alle nuove generazioni. Contributi video, letture di frammenti di scena e la reinterpretazione  di una delle più famose ‘giullarate’ di Dario Fo accompagnano il racconto di questo nuovo incontro del ciclo Poliedrica, centrato sul Teatro.

Massimo Navone.

Nasce a Savona il 15 gennaio 1958. Vive a Milano dal 1972. Si diploma al corso di regia della Scuola del Piccolo Teatro di Milano e si laurea in drammaturgia al DAMS di Bologna. Dal 1982 inizia la sua attività professionale di regista e drammaturgo teatrale.  Si specializza nella formazione dell’attore seguendo seminari specifici in Italia e all’estero e inizia nel 1984 l’attività di insegnamento della recitazione presso scuole e accademie di livello nazionale. Dal 2003 è direttore della Scuola d’Arte drammatica Paolo Grassi di Milano (già Scuola del Piccolo Teatro). Costruisce per la scuola progetti di scambio con scuole europee, il progetto ‘ Mistero Buffo e altre storie – il teatro di Dario Fo e Franca Rame per le nuove generazioni’ con cui partecipa a due edizioni del Festival di Avignone nel 2012 e nel 2013. Cura la Direzione artistica di diverse iniziative per il Comune di Milano ultima delle quali ‘ Identità Milano – sette giorni di spettacolo in sette piazze della città’. Come regista teatrale ha al suo attivo più di 50 spettacoli con attori importanti come Franco Branciaroli, Sergio Rubini, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Bui, Adriana Asti , Cochi Ponzoni , Enzo Iacchetti, Antonio Albanese, Enrico Bertolino, Gene Gnocchi, Nuzzo-Di Biase. Per la RAI collabora come autore alle trasmissioni “ Millennium” con Jovanotti , “Tutti gli Zeri del mondo” con Renato Zero (’01), “Uno di Noi” con Gianni Morandi (‘02/’03).

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POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’ _ Quinto incontro. Lunedì 19 gennaio, ore 18

Lunedì 19 gennaio alle ore 18 allo Spazio Oberdan riprende il ciclo POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’, ideato da Elda Cerchiari Necchi e curato da Chiara Rosati, con un incontro dal titolo: Canzone d’autore e identità milanese al Teatro Gerolamo (1958-1963)”.

In collaborazione con Città metropolitana di Milano, con il Patrocinio del Comune di Milano, il contributo di Gallerie d’Italia e con la partecipazione straordinaria del Conservatorio G. Verdi di Milano.

Emilio Sala, professore associato di musicologia presso l’Università degli Studi di Milano, si occupa in questa occasione di un tema – la “canzone milanese” – a cui viene associato un luogo che contribuì non poco a configurarla: il Teatro Gerolamo, con il proposito di sottolineare la dimensione teatrale di un capitolo interessante e forse poco noto della storia della canzone d’autore italiana.

Vale la pena di ricordare anche le complicate vicende del Teatro Gerolamo, progettato dall’architetto Giuseppe Mengoni che, nel 1868, lo realizzò riproducendo in piccolo la Scala di Milano, con tradizionale pianta a ferro di cavallo, loggione elegante e platea, in piazza Beccaria.
Per la prima volta in Europa vi fu una struttura ideata e realizzata unicamente per la rappresentazione di spettacoli di marionette, affidata inizialmente alla compagnia di Giuseppe Fiando, che lasciò presto il posto alla famiglia Colla.

A seguito di complesse vicende fu riaperto nel 1958 grazie a un’iniziativa di Paolo Grassi che riuscì ad evitarne l’abbattimento previsto dal piano regolatore. Ben presto si affermò come il luogo ideale per sperimentare nuove forme d’incontro tra la «canzone nuova» e la dimensione scenica.

Nel 1983 le autorità chiusero il teatro per ragioni di sicurezza, in attesa di restauro. Da allora numerose persone si sono battute per la riapertura del teatro, incontrando ostacoli di ogni genere, tanto che ancora oggi si attende la ripresa delle sue attività.

Il Teatro Gerolamo, con la sua dimensione intima, sofisticata e popolare a un tempo, non va considerato come un contenitore “neutro”. Là ebbero luogo, lo ricordiamo nell’incontro, spettacoli indimenticabili che dettero il via alla formula del teatro-canzone, tra cui Giro a vuoto (1960), Milanin Milanon (1962) – il cui cast era già tutto un programma: Tino Carraro, Enzo Jannacci, Sandra Mantovani, Milly e Anna Nogara – e Costretto dagli eventi (1963).

Tra i suoi principali autori ricordiamo Fiorenzo Carpi (1918-1997) e Gino Negri (1919-1991) due musicisti milanesi che più di altri giocano un ruolo di primo piano nel contesto che andiamo ricostruendo.

Un repertorio vario che approda alle canzoni di Laura Betti su testi “d’autore” di Moravia, Flaiano, Pasolini, Buzzati, Arbasino ecc. (messi in musica, tra gli altri, da Negri e Carpi) e le canzoni della malavita di Ornella Vanoni.

Ed è proprio a partire da questi anni che emerge il neologismo «cantautore» che entra dapprima in circolo per esigenze «di classificazione a fini commerciali», ma che ben presto si trasforma acquisendo un significato più complesso e ponendo Milano, forse è poco noto, davvero al centro delle invenzioni musicali del tempo.

Emilio Sala, direttore scientifico dell’Istituto nazionale di studi verdiani, è professore associato di musicologia presso l’Università degli studi di Milano. Si occupa dei rapporti tra la musica e varie forme di spettacolo (opera, melologo, musiche di scena, cinema) in una prospettiva sia storico-filologica sia teorico-critica. Dal punto di vista cronologico i suoi interessi spaziano dal Seicento alla contemporaneità, con una particolare attenzione all’Ottocento romantico-popolare. Suoi saggi sono stati pubblicati in diversi volumi miscellanei (atti di convegno ecc.) e riviste specializzate italiane e straniere («Cambridge Opera Journal», «Musica e storia», «Musica/Realtà», «Opera Quarterly», «Orages», «Revue de Musicologie», «Saggiatore musicale», «Studi verdiani», ecc.). Del suo ultimo libro, Il valzer delle camelie. Echi di Parigi nella ‘Traviata’ (Torino, EDT, 2008), è appena stata pubblicata la versione inglese (The Sounds of Paris in Verdi’s ‘La traviata’, Cambridge University Press, 2013).

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POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’ _ Quarto incontro. Lunedì 1 dicembre, ore 18

Lunedì 1 dicembre alle ore 18 allo Spazio Oberdan si terrà un nuovo incontro del ciclo POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’, ideato da Elda Cerchiari Necchi e curato da Chiara Rosati, dal titolo: “Vie d’acqua, vie di civiltà”. La rete  delle vie d’acqua lombarde è candidata a ‘patrimonio dell’umanità’. Vie di scambio, anche culturale, arricchiscono da sempre il nostro territorio.

In collaborazione con la Provincia di Milano, con il Patrocinio del Comune di Milano, il contributo di Gallerie d’Italia e con la partecipazione straordinaria del Conservatorio G. Verdi di Milano.

Il sistema lombardo di canali navigabili, con epicentro a Milano, si è sviluppato dal Medioevo all’800. Questa rete ha incrementato rapporti commerciali, attività agricole, intrecci culturali di straordinaria qualità, offrendo all’intera Europa un esempio mirabile di civiltà.

Un esperto, Paolo Volorio, architetto e professore presso la Facoltà di Architettura di Milano incaricato del corso di Caratteri Costruttivi dell’Edilizia Storica, ne traccia la storia  e sottolinea come ancora oggi, quando i più moderni mezzi di comunicazione hanno ridotto l’importanza delle vie d’acqua, queste continuano a presentarsi ai nostri occhi come una testimonianza incancellabile del nostro passato e un’interessante risorsa turistica.

Fin dalle origini della civiltà umana la nascita e lo sviluppo dei centri urbani sono indissolubilmente legati alla presenza dell’acqua. In questo quadro Milano costituì un’eccezione perché la sua posizione nel cuore della pianura Padana non coincideva con la presenza di alcun significativo corso d’acqua. Tuttavia fin dall’epoca romana torrenti e rogge vennero deviati verso la città. E’ soprattutto con la dominazione viscontea che la rete di canali artificiale si accrebbe. Si deve soprattutto a Filippo Maria Visconti lo sviluppo di una rete di vie navigabili che collegavano Milano con le residenze ducali, Cusago, Binasco, Abbiategrasso, Bereguardo, Pavia e persino Vigevano, e all’invenzione, nel 1439, della conca, ossia di un particolare bacino a chiuse mobili, la possibilità di superare le considerevoli pendenza di alcuni tracciati. La dinastia Sforzesca proseguì, riprese ed ampliò il piano Visconteo, soprattutto con la creazione del Naviglio della Martesana (1457), ma non da meno furono le dominazioni spagnola ed austriaca. La rete di vie navigabili che collegava Milano alla sua pianura, al Po, al mare, e soprattutto ai territori del nord del Ducato, determinò uno sviluppo economico, sociale e culturale di estrema rilevanza, del quale il cantiere del Duomo, strettamente legato all’approvvigionamento lapideo del marmo di Candoglia attraverso il Naviglio Grande, costituisce l’esempio più eclatante. Ancora per tutto il XIX secolo si susseguirono le proposte per altri canali navigabili, ma lo sviluppo di differenti mezzi di trasporto, la ferrovia in primis, portò alla progressiva marginalizzazione della plurisecolare rete viaria idrica, e paradossalmente proprio nel suo momento di massima espansione. E’ proprio nei decenni a cavallo tra XIX e XX sec. che si comincia a discutere sull’obsolescenza del sistema e parallelamente nasce l’interesse ‘romantico’ attorno ai navigli da parte di scrittori ed artisti, conferendo ad essi valori culturali ed evocativi non propri alla loro natura. L’implacabile sviluppo della modernizzazione non risparmierà la sopravvivenza dei navigli in città, coperti negli anni ’30 per favorire la circolazione del traffico veicolare oppure pressoché abbandonati. A partire dagli anni ’70 del Novecento comincerà a svilupparsi un interesse per questa realtà, con un fiorire di studi storici e di proposte di ripristino e riapertura che hanno trovato nella prossima occasione dell’Expo Internazionale 2014 nuovo vigore polemico e propositivo, teso a recuperare il ruolo centrale di Milano città d’acqua nel contesto europeo (come l’ebbe storicamente) non soltanto per recuperare qualità ambientale, ma anche nell’ottica di un sistema di trasporti ‘dolce’ ed ecologicamente compatibile.

Anche questo incontro di POLIEDRICA sarà accompagnato da un allievo del Conservatorio di Milano. Danilo Mascetti eseguirà al pianoforte le Composizioni d’acqua di Claude Debussy (1862-1918) da Images I e II: Reflets dans l’eau; Mouvement; Poissons d’orIl tema delle vie d’acqua si arricchisce questa sera con alcune suggestioni musicali di una corrente e di un compositore che ne hanno fatto uno dei temi più ricorrenti, l’Impressionismo e Claude Debussy. Acqua come metafora del tempo ciclico, dell’estetica della purezza, ispiratrice di miti e leggende, di poeti, scrittori, musicisti.

Danilo Mascetti (1992) è il vincitore di numerosi concorsi nazionali e internazionali tra cui il “Grand Prix International – Jeunes Talents” di Montrond les Bains, l’“European Grand Prize of Music – Mendelssohn Cup”,  il “Concours Musical de France” di Parigi, il Concorso Internazionale “Piano Talents” e “Premio Bach” di Milano; ha iniziato a studiare il pianoforte a cinque anni ed è successivamente stato ammesso nella classe del M° Roberto Stefanoni al Conservatorio di Como. Prosegue gli studi, attualmente, al Conservatorio “G.Verdi” di Milano con il M° Vincenzo Balzani ed ha avuto l’opportunità di partecipare a masterclasses con Sergio Perticaroli, Marcella Crudeli, Benedetto Lupo, Ippazio Ponzetta; segue le lezioni periodiche di Vsevolod Dvorkin presso l’Accademia del Talento di Desio e di Natalia Trull presso la Scuola Estiva del Conservatorio di Mosca e l’Accademia Europea di Erba. Si è esibito in Francia, Inghilterra, Romania, Repubblica Ceca, Galles, Lettonia, Lituania ed in varie città d’Italia, oltre che nelle più importanti sale di Milano, come la prestigiosa Sala Verdi ed il Teatro Dal Verme, ed ha collaborato con orchestre quali i Pomeriggi Musicali, l’Orchestra Filarmonica “Miahil Jora” di Bacau, l’Orchestra Sinfonica di Stato di Craiova. Ha preso parte a numerosi festivals musicali, come il “Prague Summer Festival”, “Piano Festival – Galeri Caernarfon”, “Salacgriva classic music festival”, esibendosi nel 2014 in Cina e rappresentando l’Italia al “Kyoto International Music Students Festival” in Giappone.

Paolo Volorio, Architetto, libero professionista, si occupa prevalentemente di restauro e illuminotecnica dei beni culturali. Ha, fra l’altro, curato l’illuminazione del chiostro del Museo Diocesano e della cripta della chiesa della Ca’ Granda a Milano, e quella della chiesa di S. Maria Annunciata a Bienno (BS). Oltre al recupero e riallestimento dei Musei Civici di Domodossola, ha progettato numerosi altri musei e spazi espositivi. Studioso e ricercatore, ha pubblicato saggi sull’architettura e l’arte della Val d’Ossola, sulla scultura e l’architettura italiana. Fra le pubblicazioni si ricordano il saggio su Il restauro del castello Malgrà a Rivarolo Canavese, in volume miscellaneo (1996), il saggio negli atti del convegno tenustosi al Politecnico di Milano sull’architettura nell’età della Restaurazione (2002) l’intervento nel volume dedicato all’Esposizione di Milano del 1906 (Silvana Editoriale, 2011), il libro “Il legno” della collana “I manuali e le guide tematiche. Itinerari ed incontri” del GAL Monti e Laghi (2008), il libro sul centro d’acque di Bognanco “La scoperta dell’acqua gazosa” (2013). Già membro dell’Istituto Italiano dei Castelli, fa parte del Consiglio Direttivo della sezione di Milano di Italia nostra.

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POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’_ Terzo incontro lunedì 17 novembre 2014

Lunedì 17 novembre alle ore 18 allo Spazio Oberdan si terrà un nuovo incontro del ciclo POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’, ideato da Elda Cerchiari Necchi e curato da Chiara Rosati, dal titolo “Invito all’arte contemporanea”. Le Gallerie d’Italia in piazza della Scala: un esempio di eccellenza collezionistica aperto alla cittadinanza.

In collaborazione con la Provincia di Milano, con il Patrocinio del Comune di Milano, il contributo di Gallerie d’Italia e con la partecipazione straordinaria del Conservatorio G. Verdi di Milano.

Francesco Tedeschi – professore associato di Storia dell’arte contemporanea nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – ci racconterà le vicende della collezione di Intesa Sanpaolo risultato dell’impegno dedicato da molteplici soggetti, in primis la Banca Commerciale Italiana, nel raccogliere opere dell’arte italiana del Novecento per ragioni di prestigio, di rappresentanza e per motivi specificamente culturali.

Un progetto scientifico che ha portato all’apertura, due anni fa, di uno straordinario spazio nel cuore di Milano: le Gallerie d’Italia in piazza della Scala.  Alla sezione dedicata all’arte dell’Ottocento, si è aggiunta l’area espositiva corrispondente al palazzo dell’inizio del secolo scorso progettato da Luca Beltrami, ora riallestito da Michele De Lucchi, che ospita un progetto espositivo denominato Cantiere del ’900, volto a valorizzare le ricchissime collezioni del XX secolo di Intesa Sanpaolo.

Una sede espositiva dove, accanto ai nomi più illustri, viene riconosciuta l’importanza del contributo di numerosi autori che hanno segnato le molteplici strade di una storia dell’arte che vive di pluralità. In questo senso la presentazione di singoli lavori e il

collegamento fra di essi in alcuni dei racconti possibili offrono una visione poliedrica anche per il carattere della raccolta stessa, che si presenta, alla pari di altre simili collezioni, come un patrimonio sfaccettato, da conoscere e apprezzare.

Anche questo terzo incontro di POLIEDRICA sarà accompagnato da due giovani promesse del Conservatorio di Milano: Yuzuko Sudo, soprano e Nari Kim, pianoforte, che eseguiranno alcuni brani di Arnold Schönberg, Alban Berg e Paul Hindemith.

L’arte del Novecento è percorsa da correnti d’avanguardia accomunate dall’intento – come affermava Kandinskij – di far crollare “le vecchie, anguste, concezioni e i muri divisori fra le arti dimostrando infine che il problema dell’arte non è un problema delle forme ma un problema del contenuto spirituale”. Tale tendenza a ricondurre l’arte tutta sotto un ideale estetico sincretico, oltre a legare il padre dell’Astrattismo a quello della Dodecafonia Arnold Schönberg, si ripresenta in tanti artisti occidentali sin dalla seconda metà dell’Ottocento, fino a influenzare molti artisti italiani del Novecento custoditi nelle sale delle Gallerie d’Italia.

Yuzuko Sudo si avvicina alla musica con il corso in “arti performative” dell’Università Femminile Ochanomizu di Tokyo prediligendo lo studio del canto, del pianoforte e del violino. Durante gli studi giapponesi, ha modo di esibirsi sia come corista professionista che come solista in opere liriche, oltre a vincere due riconoscimenti prendendo parte a competizioni locali. Dopo essersi laureata nel 2011, decide di trasferirsi a Milano per frequentare il triennio in “musica vocale da camera” presso il Conservatorio di alta formazione musicale Giuseppe Verdi, sotto la guida della Prof.ssa Daniela Uccello. Durante il triennio si avvicina alla musica tedesca, in particolare a quella contemporanea.

Nari Kim è nata a Cheonan, città della Corea del Sud. Si è laureata in pianoforte all’Università di Sangmyung di Seoul. Ha fatto parte di diverse compagnie operistiche coreane. Si è esibita in numerosi concerti nelle città della Corea. Attualmente è iscritta al Biennio di Musica Vocale da Camera sotto la guida della Prof.ssa Daniela Uccello ed ha partecipato in duo con Yuzuko Sudo alle rassegne del Conservatorio di Milano “Festa della musica” e “Suono e immagine – Concerti nel Chiostro”.

Invito 17.11