Archivi categoria: Storia di Milano

LA NOSTRA STORIA E’ FATTA ANCHE DI CANZONI

Il terzo appuntamento del nostro “Poliedrico Itinerario. Intensamente Milano” che si terrà il 22 novembre sarà animato da Caterina Mattea e da Silvia Malagugini, che ci faranno rivivere le emozioni della musica popolare, riscoperta negli anni Sessanta da Roberto Leydi, e che ancor oggi è vitale grazie all’attuale prospettiva storica della folk music interprete di costumi e società.

Le protagoniste dell’incontro ci aiuteranno a ripercorrere quella stagione di scoperta e diffusione della canzone popolare che alla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70 è stata vissuta come un intervento politico significativo, in quanto si intendeva restituire la visione del mondo delle classi subalterne che, come si sa, non è visione scritta ma orale. Fino a quel momento di questa visione la “cultura” ufficiale non si era occupata. La riproposta dei canti popolari ha riempito in quegli anni le università, le feste dell’Unità e anche i teatri tradizionali con spettacoli come Bella Ciao e Ci Ragiono e Canto (Dario Fo), facendo emergere il punto di vista della cultura non dominante sulla guerra, sul lavoro (canti femminili di monda o di filanda), sull’amore ecc.

I temi affrontati si inseriscono perfettamente nel “Poliedrico Itinerario. Intensamente Milano”, che abbraccia le proposte culturali fiorite dal dopoguerra in avanti, con uno sguardo vivace alla realtà di oggi.

Con interventi musicali dal vivo (Maurizio Rinaldi, chitarra – Lydia Cevidalli, violino).

Caterina Mattea ha giocato la sua vita professionale fra teatro e psicologia, fra testo e sottotesto. La curiosità di vedere cosa c’è dietro la parola. Ha scelto di far vivere su tanti palcoscenici la voce del mondo dei subalterni e la tradizione orale popolare. Ora invece, da etnopsicologa, ascolta e aiuta a dare significato alle storie di chi cambia paese.

Silvia Malagugini. Di cultura classica e lirica, Silvia si avvicina ai canti popolari con  “Il Nuovo Canzoniere Italiano” che negli anni 60/70, fa un lavoro di ricerca e  di riproposta di un repertorio tradizionale fino ad allora largamente ignorato. L’incontro con Dario Fo la conduce naturalmente verso il teatro popolare. Per arricchire la presenza fisica in scena, Silvia frequenta poi la scuola viennese di Rosalia Chladek, importante rappresentante della danza espressionista tedesca. A Parigi dove vive dagli anni ’80, la Malagugini dirige la compagnia “Nonna Sima” e anima degli ateliers amateurs sulle polifonie tradizionali.

_invito-22-nov02

Giovanna D’Arco 150 anni dopo

Proseguono gli incontri organizzati dall’Associazione Elda Cerchiari Necchi dal titolo “POLIEDRICO ITINERARIO TRA AVANGUARDIE E TRADIZIONI”, ideati da Elda Cerchiari Necchi e curati da Chiara Rosati.

Sempre all’insegna della multidisciplinarità, il ciclo, che si svilupperà fino a primavera inoltrata, offre esempi attuali dei più svariati linguaggi espressivi.

In occasione del prossimo incontro in collaborazione con laVerdi dal titolo “GIOVANNA D’ARCO 150 ANNI DOPO”, che si tiene il 22 dicembre alle ore 18.30 presso il M.A.C. – (Piazza Tito Lucrezio Caro 1) – EMILIO SALA, noto musicologo e direttore dell’Istituto nazionale di Studi Verdiani, commenta uno dei più importanti eventi culturali del mese di dicembre, cioè l’inaugurazione della stagione Scaligera con l’opera Giovanna d’Arco di Giuseppe Verdi, diretta da Riccardo Chailly.

Gli appassionati di musica operistica sanno bene come questa scelta rappresenti non tanto un ritorno al passato quanto una novità, visto che l’ultima rappresentazione di tale opera risale al 1865.

I complessi aspetti di questa singolare vicenda musicale saranno il tema scelto dal relatore Emilio  Sala, che ci illustrerà il suo personale approfondimento su questa controversa opera giovanile di Verdi.

I ben noti contrasti del compositore con la direzione scaligera determinarono l’allontanamento di Verdi da Milano dove tornò solo vent’anni dopo.

L’incontro mostra come la Giovanna d’Arco sia l’esempio più attuale del perenne oscillare tra innovazione e tradizione che accompagna la fortuna critica di un’opera d’arte, ponendosi perfettamente nel solco del tema tracciato quest’anno da Elda Cerchiari Necchi.

Emilio Sala, direttore scientifico dell’Istituto nazionale di Studi Verdiani, è professore associato di musicologia presso l’Università degli studi di Milano. Si occupa dei rapporti tra la musica e varie forme di spettacolo (opera, melologo, musiche di scena, cinema) in una prospettiva sia storico-filologica sia teorico-critica. Dal punto di vista cronologico i suoi interessi spaziano dal Seicento alla contemporaneità, con una particolare attenzione all’Ottocento romantico-popolare. Suoi saggi sono stati pubblicati in diversi volumi miscellanei (atti di convegno ecc.) e riviste specializzate italiane e straniere («Cambridge Opera Journal», «Musica e storia», «Musica/Realtà», «Opera Quarterly», «Orages», «Revue de Musicologie», «Saggiatore musicale», «Studi verdiani», ecc.). Del suo ultimo libro, Il valzer delle camelie. Echi di Parigi nella ‘Traviata’ (Torino, EDT, 2008), è appena stata pubblicata la versione inglese (The Sounds of Paris in Verdi’s ‘La traviata’, Cambridge University Press, 2013).

Invito 22_dic.jpg

 

Ringraziamenti a tutto lo staff!

Care amiche e cari amici,

l’ultimo incontro di Poliedrica di lunedì 16 marzo è stato per me particolarmente intenso ed emozionante. Perciò, a distanza di una settimana, vorrei  fare e condividere con voi – come in altre occasioni – un’esplorazione “dietro le quinte”.

In effetti questa espressione convenzionale del mondo dello spettacolo allude a una ricchezza di contributi umani che mi preme elencare.

Il lavoro più importante svolto per la mia Associazione ha due nomi: Chiara Rosati ed Erica Prous, non solo due competenti professioniste, ma anche due grandi amiche che hanno saputo trasformare un progetto vago in una realtà multiforme e ricca di forza comunicativa.

Non basta! Come in un qualsiasi organismo vivente questa realtà progettata ha una rete di connessioni estremamente varia e gode di innumerevoli impegni professionali che restano nascosti al grande pubblico…per questo vorrei citare e ringraziare tutti quanti hanno operato all’interno dello Spazio Oberdan in un momento particolarmente problematico, dall’Assessore all’impareggiabile Antonio!

Spazio Oberdan

E che dire del grafico e di tutti coloro (da Gina, ad Anna, a Nino) che si sono impegnati nella diffusione concreta di notizie e materiali.

Vorrei anche ringraziare il mondo della carta stampata, del web e radiofonico e della comunicazione in genere, dai giornalisti a tutti coloro che sono stati per noi collaboratori preziosi e indispensabili.

Gallerie d'Italia esterno 2

Vorrei concludere dicendo che tutti quanti noi cittadini dobbiamo essere grati a quella capacità civile di collaborazione e integrazione che ci permette di usare nel modo più appropriato il termine “cultura”.

conservatorio-verdi

A presto! Vi terremo aggiornati sui nostri nuovi traguardi

Elda Cerchiari Necchi

 

 

 

POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’_ Ultimo incontro. Lunedì 16 marzo, ore 18

Lunedì 16 marzo alle ore 18 allo Spazio Oberdan ultimo incontro del ciclo ideato da Elda Cerchiari Necchi e curato da Chiara Rosati, dal titolo:  “Poliedrica. Ritratto di città” con Elda Cerchiari Necchi, Marco Carminati e Manuel Ferreira.

Ingresso libero.

In collaborazione con Città metropolitana di Milano, con il Patrocinio del Comune di Milano, il contributo di Gallerie d’Italia e con la partecipazione straordinaria del Conservatorio G. Verdi di Milano.

In occasione dell’ultimo incontro torna Marco Carminati, giornalista responsabile delle pagine d’Arte della Domenica del Sole 24 Ore, già noto al nostro pubblico per la brillante serata dedicata alla Gioconda, che ripercorrerà alcuni passaggi fondamentali del ciclo Poliedrica che si è contraddistinto per le contaminazioni tra le arti, preannunciando stimolanti novità nel paesaggio culturale milanese.

Milano è stata al centro di una riflessione e possiamo senz’altro concludere che non si è trattato di una sterile celebrazione. La nostra città è da sempre un importante centro propulsivo e di aggregazione e un luogo di incontro tra genti e culture diverse.

Con lo stesso spirito sta nascendo la guida “Milano Mia” un progetto editoriale di Elda Cerchiari Necchi a cura di Chiara Rosati, che raggruppa tanti personaggi di cui abbiamo sentito la voce nel corso degli incontri dell’Associazione e molti altri ancora.

Lunedì 16 in una piacevole chiacchierata tra Elda Cerchiari Necchi e Marco Carminati, si introdurranno anche i temi della guida in uscita ai primi di maggio, edita da Polaris.

Una piccola anticipazione che nulla toglierà alla scoperta delle molteplici sezioni di un testo non convenzionale, che ci accompagnerà in un tour inedito per strade e quartieri della città.

“Crediamo nella cultura e nei valori e benefici che essa procura. Ci crediamo al punto da pensare, anche in questi momenti densi di ombre, che la nostra città vada percorsa tenendo – anche nel cuore – una mappa di luoghi e protagonisti che, legando il presente al passato, ci proiettino verso il futuro”.

Accompagnerà la serata Manuel Ferreira, attore e autore della compagnia teatrale Alma Rosé, che presenterà il monologo “Canto per la Città” scritto con Elena Lolli. Come in un dialogo amoroso si snodano le contraddizioni di un rapporto difficile e controverso di cui, però, non possiamo fare a meno.

Fondamentale per l’identità multiculturale di questa serata l’apporto poliedrico di un gruppo affermato di musica klezmer, canzone yiddish e sefardì, coordinato da Lydia Cevidalli, nota violinista e autrice di un  testo scritto per la guida “Milano Mia” dedicato alla vitalità musicale di una scuola di prestigio internazionale come il Conservatorio di Milano.

La musica klezmer si è nutrita, nel corso dei secoli, dei linguaggi e delle culture di diversi paesi. Le tradizioni musicali di Polonia, Romania, Russia e Ucraina rivivono in questa musica, coniugate a una religiosità molto espressiva. E’ una musica che ha attraversato terre, conosciuto civiltà, culture e suoni diversi, e ha fatto sue tali suggestioni integrandole in uno stile perfettamente riconoscibile, diventando espressione di pluralismo e dunque sinonimo di libertà.

Invito 16.3 def

POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’ _ Quinto incontro. Lunedì 19 gennaio, ore 18

Lunedì 19 gennaio alle ore 18 allo Spazio Oberdan riprende il ciclo POLIEDRICA. RITRATTO DI CITTA’, ideato da Elda Cerchiari Necchi e curato da Chiara Rosati, con un incontro dal titolo: Canzone d’autore e identità milanese al Teatro Gerolamo (1958-1963)”.

In collaborazione con Città metropolitana di Milano, con il Patrocinio del Comune di Milano, il contributo di Gallerie d’Italia e con la partecipazione straordinaria del Conservatorio G. Verdi di Milano.

Emilio Sala, professore associato di musicologia presso l’Università degli Studi di Milano, si occupa in questa occasione di un tema – la “canzone milanese” – a cui viene associato un luogo che contribuì non poco a configurarla: il Teatro Gerolamo, con il proposito di sottolineare la dimensione teatrale di un capitolo interessante e forse poco noto della storia della canzone d’autore italiana.

Vale la pena di ricordare anche le complicate vicende del Teatro Gerolamo, progettato dall’architetto Giuseppe Mengoni che, nel 1868, lo realizzò riproducendo in piccolo la Scala di Milano, con tradizionale pianta a ferro di cavallo, loggione elegante e platea, in piazza Beccaria.
Per la prima volta in Europa vi fu una struttura ideata e realizzata unicamente per la rappresentazione di spettacoli di marionette, affidata inizialmente alla compagnia di Giuseppe Fiando, che lasciò presto il posto alla famiglia Colla.

A seguito di complesse vicende fu riaperto nel 1958 grazie a un’iniziativa di Paolo Grassi che riuscì ad evitarne l’abbattimento previsto dal piano regolatore. Ben presto si affermò come il luogo ideale per sperimentare nuove forme d’incontro tra la «canzone nuova» e la dimensione scenica.

Nel 1983 le autorità chiusero il teatro per ragioni di sicurezza, in attesa di restauro. Da allora numerose persone si sono battute per la riapertura del teatro, incontrando ostacoli di ogni genere, tanto che ancora oggi si attende la ripresa delle sue attività.

Il Teatro Gerolamo, con la sua dimensione intima, sofisticata e popolare a un tempo, non va considerato come un contenitore “neutro”. Là ebbero luogo, lo ricordiamo nell’incontro, spettacoli indimenticabili che dettero il via alla formula del teatro-canzone, tra cui Giro a vuoto (1960), Milanin Milanon (1962) – il cui cast era già tutto un programma: Tino Carraro, Enzo Jannacci, Sandra Mantovani, Milly e Anna Nogara – e Costretto dagli eventi (1963).

Tra i suoi principali autori ricordiamo Fiorenzo Carpi (1918-1997) e Gino Negri (1919-1991) due musicisti milanesi che più di altri giocano un ruolo di primo piano nel contesto che andiamo ricostruendo.

Un repertorio vario che approda alle canzoni di Laura Betti su testi “d’autore” di Moravia, Flaiano, Pasolini, Buzzati, Arbasino ecc. (messi in musica, tra gli altri, da Negri e Carpi) e le canzoni della malavita di Ornella Vanoni.

Ed è proprio a partire da questi anni che emerge il neologismo «cantautore» che entra dapprima in circolo per esigenze «di classificazione a fini commerciali», ma che ben presto si trasforma acquisendo un significato più complesso e ponendo Milano, forse è poco noto, davvero al centro delle invenzioni musicali del tempo.

Emilio Sala, direttore scientifico dell’Istituto nazionale di studi verdiani, è professore associato di musicologia presso l’Università degli studi di Milano. Si occupa dei rapporti tra la musica e varie forme di spettacolo (opera, melologo, musiche di scena, cinema) in una prospettiva sia storico-filologica sia teorico-critica. Dal punto di vista cronologico i suoi interessi spaziano dal Seicento alla contemporaneità, con una particolare attenzione all’Ottocento romantico-popolare. Suoi saggi sono stati pubblicati in diversi volumi miscellanei (atti di convegno ecc.) e riviste specializzate italiane e straniere («Cambridge Opera Journal», «Musica e storia», «Musica/Realtà», «Opera Quarterly», «Orages», «Revue de Musicologie», «Saggiatore musicale», «Studi verdiani», ecc.). Del suo ultimo libro, Il valzer delle camelie. Echi di Parigi nella ‘Traviata’ (Torino, EDT, 2008), è appena stata pubblicata la versione inglese (The Sounds of Paris in Verdi’s ‘La traviata’, Cambridge University Press, 2013).

 Invito_19_gen